Il processo creativo low-cost non esiste: #leideesipagano

3 minuti


Quanto vale un’idea? Un nichelino? Due nichelini? Chi commissiona un progetto creativo non se lo chiede, eppure rispondere alla domanda ha un’importanza capitale.


Guido è un ingegnere edile e ha alle spalle dieci anni di esperienza nella realizzazione di edifici e residenze. Vive in un attico nel centro di Milano e ha una bellissima famiglia. Nell’ambiente è considerato un grande progettista: le sue idee sono sempre originali e riescono in una maniera o nell’altra a catturare quasi sempre l’immaginario delle persone che decidono di rivolgersi a lui. Tutto quello che ha Guido se l’è guadagnato attraverso studio e duro lavoro. Grazie ai suoi sacrifici e al suo talento, ora può permettersi una vita agiata e non è costretto a dire sì a tutte le richieste che riceve: è arrivato a un punto della sua vita professionale in cui può scegliere di partecipare a un progetto solo se lo ritiene opportuno e se rappresenta una vera sfida creativa.

Luca invece è un creativo e lavora nel mondo della comunicazione. Il suo compito è produrre idee originali e innovative per conto dei clienti gestiti dalla sua agenzia e per quelli che potrebbero arrivare. Nonostante abbia già tanta esperienza nel settore, vive in affitto in un appartamento a mezz’ora di tram dall’ufficio. A lavoro ha la fama di essere un tipo sveglio e sempre pieno di idee. Una delle sue recenti intuizioni ha permesso all’agenzia di acquisire un cliente internazionale. Luca ama il suo lavoro, pensa che la creatività ormai faccia parte integrante della sua vita sia professionale sia personale. Quasi ogni settimana l’agenzia gli propone nuovi progetti sui quali lavorare e non potrebbe desiderare altro. Alla fine è quello che gli riesce meglio.

Sebbene la sua bravura sia indiscutibile, Luca non è infallibile. L’ultimo progetto al quale si è dedicato anima e corpo con il suo team non ha ottenuto il riconoscimento sperato e il cliente che ha commissionato la gara ha scelto un’altra agenzia. Capita. Qualcuno direbbe che non sempre si può vincere e avrebbe ragione: nel mercato di oggi la concorrenza è elevatissima e il fatto che qualcuno a volte abbia idee migliori delle nostre non è poi la fine del mondo.

Anche a Guido l’ultimo progetto non è andato un granché. Sebbene infatti abbia deciso di accettare una commissione di un edificio in centro, ha dovuto rinunciare al piano di lavoro e il palazzo è passato in mano a un altro progettista. Poco male, nei settori professionali come il suo la progettazione è giuridicamente definita ed economicamente inquadrata.

A Luca e al suo team invece non è andata così bene: il suo lavoro infatti non è tutelato come quello di Guido e la commissione per chi partecipa alle gare creative ma non le vince è uguale a zero.

Ma come? Le idee di Luca non hanno pari dignità di quelle di Guido? Eppure il loro talento è comprovato sia dalle persone che lavorano al loro fianco sia dai clienti passati e presenti che hanno chiesto loro una consulenza. Per fortuna Luca non soffre di solitudine: insieme a lui ci sono decine e decine di categorie di professionisti che non ricevono un adeguato riconoscimento economico durante la progettazione creativa di una mostra, di un festival, di un progetto editoriale o di una tournée teatrale. Niente, nemmeno l’ombra di un quattrino, fintanto che l’agognato progetto non vede la luce. Allora sì, in quel caso si guadagnano la pagnotta.

In un’ottica di marketing puro, sostenere che le idee non siano alla base dei guadagni di un’industria vuol dire affermare il falso ed essere consapevoli di farlo. La presunzione da parte dei committenti che la creatività sia degna di essere chiamata tale solo in presenza di professionisti “di rango” o della certezza che il lavoro venga eseguito non è ammissibile.

Oltre l’ovvietà di prevedere delle norme europee che tutelino il lavoro creativo sin dalla fase di ideazione del progetto (come succede già in alcuni stati d’Europa a livello nazionale), una soluzione potrebbe essere quella di istituzionalizzare i lavori creativi e permettere ai professionisti di ricevere una parcella in base ai risultati raggiunti e all’esperienza maturata in un particolare ambito. Niente di trascendentale.

La progettazione richiede uno sforzo non indifferente, a prescindere dalla natura dell’attività per la quale si svolge. A dispetto di quel che si crede, un’idea vincente ha valore anche prima di essere messa in atto, poiché richiede un impiego  di risorse mentali e/o operative che prende forza da competenze maturate negli anni e che hanno richiesto un investimento di tempo e denaro.

Pianificare un programma di un evento non è cosa da poco e non basta incolonnare quattro frasi su un foglio per realizzarlo nel migliore dei modi.

A una progettazione di scarsa qualità corrisponde sempre una struttura fatiscente che cade a pezzi.

Si assiste al declassamento delle professioni in ambito culturale e creativo rispetto a quelle tradizionali, in quanto si crede che le prime richiedano meno competenze per essere svolte al massimo. Tale meccanismo abbassa enormemente il valore di una consulenza o la realizzazione di un piano di lavoro: nessuno si sognerebbe di dare a Guido dei consigli su come sistemare le travi in un edificio, mentre tutti sarebbero disposti a dare a Luca un consiglio su come migliorare una sua idea.

Eppure entrambe necessitano di un elemento imprescindibile: il desiderio di sapere e di conoscere le cose del mondo. La creatività nasce dalla curiosità e si sedimenta attraverso l’esperienza. Più l’esperienza comprende campi di conoscenza diversi, più la creatività avrà modo di ispirarsi a eventi già vissuti e generare idee innovative.

Se allora la creatività è vedere qualcosa che ancora non esiste, come si può pensare di non pagarla?

Loading Facebook Comments ...