Pokémon Go: siamo già ai titoli di coda?

3 minuti


Quella che sembrava dovesse essere un’avventura lunghissima rischia di diventare una storia intensa, ma breve. Pokémon Go ha già smesso di stupirci?


Chi lo avrebbe detto che Pokémon Go sarebbe diventato uno dei fenomeni mediatici e sociali più importanti degli ultimi anni? Nemmeno la persona più ottimista in casa Nintendo o Niantic (la società che ha sviluppato il videogioco) avrebbe immaginato un successo del genere.

L’app sulla realtà aumentata basato sulla nota saga giapponese ha letteralmente sbancato l’internet e il mercato della fruizione videoludica, con buona pace di chi credeva che Nintendo non avrebbe ottenuto grossi vantaggi da una strategia di business del genere.

Solo per citare qualche numero e dare l’idea della portata del fenomeno, Pokémon Go ha consentito a Nintendo di guadagnare in Borsa 9 miliardi di dollari nei primi 5 giorni; i possessori di dispositivi Android usano Pokémon Go il doppio di quanto usano l’app di Facebook; ci sono tremila McDonald’s in Giappone che si sono trasformati in palestre di Pokémon; in luglio 231 milioni di persone hanno parlano di Pokémon Go tra Facebook e Instagram, producendo 11 miliardi di post.

Non ci sono dubbi che il fenomeno abbia avuto un impatto devastante sul mercato videoludico e non solo, producendo profitti anche per chi ha sfruttato il concetto della realtà aumentata per condurre le persone all’interno delle proprie strutture commerciali, o nel caso di società come Spotify, di ricavare un numero di accessi impressionante dai giocatori che avevano voglia di ascoltare i celebri brani creati per l’intero media franchise.

Il successo almeno in parte non previsto scatenato dal lancio dell’app ha consequenzialmente prodotto un fenomeno altrettanto imprevedibile, con una crescita esponenziale talmente elevata da sollevare interrogativi sulla sua durata.

La domanda infatti che tutti quelli che si sono presi la briga di analizzare il fenomeno si sono fatti è stata: quanto tempo ci vorrà prima che la famosa curva a campana di Gauss giunga alla sua fase discendente?

Ad oggi, dopo quasi un mese e mezzo dal lancio di Pokémon Go, potremmo già avere la risposta.

Difatti, se la persona più ottimista non avrebbe potuto prevedere un’ascesa così perentoria dell’app all’inizio, la persona più pessimista non avrebbe osato predire una fine (apparente?) così celere.

Cosa è successo?

Se dovessi fare una analisi basata sulla mia esperienza personale, potrei arrischiarmi a dare una spiegazione sul comportamento di quelli che non sono fan del franchise giapponese e hanno installato l’app sul proprio device spinti esclusivamente dalla curiosità.

Tali fruitori hanno sviluppato un interesse iniziale legato alla possibilità di interagire effettivamente con qualcosa che potesse essere virtualmente riscontrabile nella realtà: l’idea che si potesse andare in giro, catturare Pokémon e collezionarli ha probabilmente scatenato negli utilizzatori dapprima il desiderio di scoprire con mano effettivamente di cosa si trattasse, e nei giorni seguenti ha prodotto un’eccitazione da cattura e una sorta di competizione (anche non esplicita) figlia della smania di avere sempre qualcosa di esclusivo che gli altri non hanno (in questo caso un Pokémon) insita nella natura umana.

Tale condizione è andata poi immancabilmente scemando, in virtù dei continui problemi legati allo sfruttamento dei server dell’app (molte volte fuori uso a causa del numero troppo elevato di accessi), all’impossibilità di catturare Pokémon diversi per quelli che frequentano sempre le stesse zone in città (immaginate un lavoratore che esce di casa la mattina, rientra la sera, va in palestra o svolge un’attività abitudinaria e si fa un giro solitamente nel weekend), alla necessità di raggiungere a volte zone molto lontane da casa per catturare un Pokémon particolare e al consumo eccessivo di batteria dello smartphone (non si può utilizzare l’app a schermo spento e gli utenti sono costretti a non sollevare mai gli occhi dal display).

Motivazioni del genere hanno spinto gli utenti ad abbandonare la “comunità di cacciatori” e, in casi estremi, a disinstallare l’app.

Ma cosa è successo invece ai fan del franchise che non vedevano l’ora che Nintendo e Niantic rilasciasse l’app? Molti non hanno smesso di utilizzarla. Gli altri, oltre all’insoddisfazione derivante dai problemi appena elencati, immagino che non abbiano apprezzato il fatto che il gioco alla fine si riducesse alla semplice cattura dei Pokémon e che non ci fosse un modo per simulare davvero i combattimenti che hanno reso celebre il franchise. Un’altra ragione potrebbe essere legata all’impossibilità di usufruire di funzioni che Niantic aveva promesso di implementare, come lo scambio di card, la possibilità di ingaggiare battaglie multiplayer e quella di competere per la cattura di un singolo Pokémon.

Una bolla di sapone enorme sta per esplodere. I segni sono evidenti. Ma siamo alle solite: tutto dipenderà dalla capacità di chi ha fornito il prodotto di sapersi rinnovare. Non ci sono dubbi sul fatto che quello che hanno ideato Nintendo e Niantic (con la partecipazione di Google) rappresenti in qualche modo un punto di svolta all’interno del mercato videoludico e di come i videogiochi interagiscono con la realtà (tentativi in precedenza erano già stati fatti da Niantic stessa, ma con risultati molto più modesti).

A volte però le richieste di chi usufruisce di un prodotto del genere viaggiano a una velocità che non è facilmente raggiungibile da chi cerca di perfezionare quel prodotto e necessita di tempo. Una gara economicamente rilevante che segnerà forse il futuro dell’app, e molto probabilmente quello dei guadagni mensili delle attività che hanno cominciato a sfruttare il fenomeno.

Non ci resta che attendere le mosse di sviluppatori e investitori. Quello che è stato un crack temporalmente limitato potrebbe assumere contorni molto più vasti. Oppure potrebbe diventare il fenomeno che è riuscito a smuovere i mercati per venti giorni e ha interrotto la sua corsa perché non è riuscita a soddisfare le esigenze di chi si aspettava un prodotto più vicino alle promesse iniziali e al core di un franchise tanto osannato.

Loading Facebook Comments ...

Comment on “Pokémon Go: siamo già ai titoli di coda?”