Instagram power e l’ascesa dei micro-influencer sui social media

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Chi sono i micro-influencer? Quali sono le loro preferenze quando devono pubblicare contenuti sui social? il 2016 Bloglovin’ Global Influencer Survey realizzato da Bloglovin’ ci aiuta a capirlo.


Vuoi diventare un micro-influencer? Oggi vengono definiti così quegli Instagrammer, YouTuber, utenti di Twitter, Snapchatter e Blogger attivissimi sui social media che possono contare su una fan base compresa tra i 10k e i 100k follower.

Secondo un’indagine effettuata da Digiday esisterebbe una relazione inversamente proporzionale tra engagement rate e numero di follower di un utente che utilizza una piattaforma social per condividere i suoi contenuti: i post pubblicati da un Instagrammer con poco meno di 1k follower otterrebbero infatti circa l’8% di engagement, quelli con una fan base compresa tra 1k e 10k seguaci il 4%,  quelli con follower compresi tra 10k e 100k il 2,4% e quelli con più di un milione di seguaci appena l’1,7%.

Per citare un altro studio, stavolta condotto da The Keller Fay Group and Experticity, l’82% dei consumatori sarebbe più incline a fidarsi dell’opinione di un micro-influencer rispetto a quella di una celebrità.

Il motivo probabilmente si trova nella capacità di quest’ultimi di creare un rapporto di fiducia con la propria audience, che a sua volta risponde in maniera attiva e costante.

Insomma, pare proprio che sviluppare una fan base ben profilata e non elevatissima permetta in qualche misura di raggiungere più utenti di quanto si pensi.

Secondo il 2016 Bloglovin’ Global Influencer Survey realizzato da Bloglovin’, la piattaforma che permette agli internauti di leggere, organizzare e scoprire i loro blog preferiti su dispositivi mobile e desktop, l’89% dei micro-influencer (su un campione di 2.500) pubblica contenuti sul proprio blog, mentre l’80% utilizza Instagram per pubblicare contenuti originali:

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Il 59% invece crede che Instagram sia la piattaforma social più efficace per entrare in contatto con il proprio target; seguono Facebook con poco meno del 20% e Twitter con poco più del 10%. Staccatissimo Snapchat, che non raggiunge nemmeno il 5%:

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Altro dato che emerge dall’analisi, per niente di poco conto, riguarda le modalità con le quali i micro-influencer promuovono i loro contenuti; la maggior parte usa Facebook, per via soprattutto delle possibilità elevate di personalizzare le campagne adv:

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Seguono a ruota Instagram con quasi il 10%, Pinterest (davvero?) e Twitter, che si aggirano intorno al 5%.

Quando invece si parla di nuovi social trend, il 33% sceglie Facebook Live, mentre il 27% preferisce Boomerang di Instagram:

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Quali sono invece i loro KPI? Il 46% mira a espandere la propria audience; il 40% a fare personal branding, poco meno del 10% è alla ricerca di modi per guadagnare denaro, poco più del 5% vuole presidiare i luoghi già presidiati da altri blogger di successo:

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Nel caso invece un micro-influencer si trovi nella situazione di dover collaborare con un brand, quale piattaforma preferirebbe utilizzare per pubblicare i propri contenuti? Il 54% crede che la piattaforma più adatta sia quella del blog, mentre il 42% preferisce utilizzare Instagram:

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Quando invece si parla di social, Instagram straccia la concorrenza:

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Quali deduzioni si possono trarre da questa analisi? Nei panni di un brand, sicuramente quella di concentrare gran parte della propria strategia di influencer marketing su Blog e Instagram e di dedicarsi a nicchie di utenti molto profilate.

Il dato più inatteso e al tempo stesso, in qualche modo, poco prevedibile riguarda invece le prestazioni di Snapchat, soprattutto se paragoniamo il social con il fantasmino ai suoi competitor diretti, quelli che fanno del visual storytelling il loro cavallo di battaglia. Considerato il dato secondo cui la metà degli instagrammer sarebbe presente anche su Snapchat, desta scalpore il fatto che i micro-influencer posizionino questa piattaforma quasi sempre all’ultimo posto delle loro strategia di marketing.

Certo, il numero di utenti con i quali relazionarsi è molto più basso rispetto ai social concorrenti e questo dovrebbe bastare per fornirci una spiegazione plausibile sui risultati appena mostrati. Eppure le peculiarità di Snapchat dovrebbero garantire ai suoi utilizzatori (almeno nel segmento dei social a tempo) un vantaggio innovativo elevato su chi invece non dispone ancora della stessa qualità di strumenti e funzioni.

Tempo fa, in un articolo nel quale parlavo della concorrenza di Instagram a Snapchat e dell’introduzione di Instagram Stories, sostenevo che avere una forma di competizione così agguerrita avrebbe spinto il social giallo a rinnovarsi, pur di non soccombere sotto il peso della concorrenza. Sono sicuro che il concetto di fondo valga ancora, eppure mi chiedo se non sia il caso che Snapchat acceleri un po’, soprattutto in virtù del modo in cui viene considerato dagli influencer che devono scegliere un social per raggiungere il loro target di riferimento.

Una speranza c’è, o almeno ce l’hanno i micro-influencer: nonostante la poca efficacia in termini di engagement, Snapchat resta tra loro la terza piattaforma preferita per pubblicare contenuti originali e probabilmente diventerà anche una di quelle più performanti.

Evan, è ora di darsi un mossa però, non credi?

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