Visual trend: cos’è cambiato in un anno? Ce lo dice Getty Images

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Nel suo workshop a IF! Italians Festival, Getty Images ha illustrato i visual trend del 2016. Cos’è cambiato rispetto all’anno scorso?


A distanza di un anno ho partecipato a due workshop tenuti da Getty Images, l’agenzia fotografica di Seattle, che si sono svolti durante IF! Italians Festival, il festival italiano della creatività che ricorre a Milano da tre anni.

Entrambi i workshop avevano il medesimo scopo, ovverosia quello di illustrare, dopo accurate analisi, i visual trend dell’anno che sta per concludersi.

Così mi sono ritrovato con due tomi in mano e due conferenze che, nonostante mirassero alla stessa cosa, hanno trasmesso contenuti molto diversi.

Cos’è cambiato quindi in un anno intero? Quali visual trend del 2015 hanno abdicato in favore di quelli del 2016?

Prima di rispondere, è opportuno illustrare i visual trend del 2015 segnalati da Getty Images: il primo derivava dai viaggi e dal desiderio di conoscere l’ignoto, “Wonderlust”; il secondo, “The Vanguardians”, raccontava le conseguenze derivanti dall’interazione tra tecnologia e natura; il terzo, “Genderblend”, focalizzava la sua attenzione sui confini esistenti tra individui di genere diverso.

Wonderlust è una parola che serve a identificare il nostro fortissimo desiderio di entrare in contatto con l’imprevedibilità e la bellezza sconfinata dei misteri della natura. Racconta la nostra ambizione di viaggiare, di scoprire l’ignoto, una fantasia che scaturisce probabilmente dal desiderio di emulare le gesta di amici o di individui che hanno deciso di condividere le loro esperienze. All’improvviso non ci interessa più possedere cose, ma viverle. Virtuale o reale che sia, non vogliamo smettere di viaggiare e raccontare quello che osserviamo, e lo facciamo con la presunzione di poter ispirare gli altri a fare lo stesso.

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The Vanguardians invece è il trend che rappresenta i cosiddetti “vigilantes for good”, quegli individui, quei marchi o quelle imprese che non si adoperano soltanto a livello commerciale, ma che si struggono per dare un contributo determinante alla costruzione di un domani migliore. Sono visionari, leader che pensano fuori dagli schemi. Il loro modo di agire passa attraverso modelli di business innovativi che ricercano nuovi approcci di responsabilità sociale, attraverso campagne che coinvolgono i consumatori o che mirano a ridurre gli sperperi o l’impatto ambientale: “caring is cool”.

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Genderblend è il trend che deriva dalle differenze di genere, che si abbatte sul muro che separa il sesso maschile da quello femminile: il confine si confonde e diventa bello nella sua complessità, in quanto esalta contesti nei quali gli individui non sono discriminati e non hanno mansioni specifiche in base al sesso, ma solo in base alle proprie attitudini.

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Tutto all’interno di un punto di vista creativo che prende spunto dagli scatti di National Geographic, dall’ambizione di immortalare contesti che non ci appartengono, attraverso la cattura di forme e l’esplorazione di colori e modelli che non fanno parte del nostro background culturale.  Un’operazione che richiede a fotografi, appassionati o professionisti di essere pronti ad agire in base al tipo di canale che scelgono per condividere i propri contenuti.

Andiamo avanti di un anno ed esploriamo i visual trend del 2016: Getty Images li identifica con le espressioni “Divine Living”, “Extended Human” e “Outsider In”. Il primo si riassume nel desiderio da parte delle persone di acquistare un prodotto per un motivo, non solo perché è bello o lo dice la pubblicità, ma anche perché porta con sé un certo tipo di valori; Extended Human è il trend che racconta l’effetto dilagante della tecnologia, che ormai è entrata a far parte delle nostre vite in maniera stabile; la terza, Outsider In, include tutte le stranezze legate alla ribellione, all’agire fuori dagli schemi e alla rappresentazione di immagini volutamente provocatorie.

“Divine Living” identifica quel trend nel quale le persone cercano e trovano, ormai sempre più spesso, i valori del brand dietro la superficie del messaggio commerciale. Agli individui non basta più possedere un prodotto perché funziona, ma desiderano che il brand che lo produce abbia determinati valori. Dal canto loro, i marchi devono agire in maniera trasparente ed essere sempre in grado di mostrarsi agli individui nel modo più onesto possibile. A livello visivo, tale comportamento si traduce in immagini luminose e quasi in trasparenza, in persone che guardano verso il cielo, in linee pulite e colori morbidi, quasi eterei. Mi viene in mente una campagna di Moncler, nella quale Annie Leibovitz immortala gli elementi fantastici della tradizione islandese.

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“Extended Human” è un’espressione che viene adottata per descrivere la condizione degli individui che interagiscono con la tecnologia. In particolare, viene utilizzata per rappresentare il fatto che la tecnologia è diventata una sorta di estensione dell’essere umano. Grazie al suo utilizzo, siamo in grado di monitorare la nostra condizione come non era mai stato possibile finora; indossiamo la tecnologia per tenere d’occhio il nostro stato di salute, per aumentare le nostre capacità sensoriali, sfruttiamo la realtà virtuale per raggiungere dei luoghi stando comodamente seduti in salotto, o ci serviamo della realtà aumentata per avere informazioni che non saremmo in grado di ottenere senza un supporto idoneo. Non guardiamo più alle immagini, entriamo al loro interno.

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“Outsider in”, infine, è il trend che rappresenta tutti quelli che fanno della loro esistenza un atto di ribellione e lo traducono in effetti visivi non ordinari, fuori dagli schemi. Un modo di agire sfruttato anche da molti brand, che hanno deciso di adottare per le loro campagne idee provocatorie (ad esempio quella di Yamato Transport di creare un spot completamente ispirato ai gatti).

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Sembra proprio che il 2016 delle immagini fluttui tra minimalismo e massimalismo, in un saliscendi di emozioni antitetiche e conflittuali. Quel che pare accomunare tutti i trend del 2016 è però racchiuso nella necessità da parte dei brand di doversi confrontare con un pubblico sempre più complesso e sempre più alla ricerca di qualcosa alla quale non ha già assistito. Ci troviamo di fronte al desiderio di avere tutto in termini assoluti, senza compromessi.

Si tratta di ricercare ciò che non è ovvio, di farsi sorprendere da qualcosa di inaspettato: una sorta di serendipità legata alle immagini, nelle quali gli individui sperano di fare felici scoperte per puro caso e di trovare una cosa non cercata mentre ne stanno cercando un’altra.

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