Dreams of Dalì: quando storytelling e VR si incontrano in un quadro

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Se poteste vivere in un quadro per un po’ di tempo, quale scegliereste?


Mi sono posto spesso questa domanda, sin dalla prima volta che ho visto Mary Poppins saltare in un dipinto su una strada di Londra e farsi un giro nel mondo ritratto dall’immagine, a bordo di cavalli a dondolo saltellanti e in compagnia di pinguini camerieri ballerini.

Una rappresentazione pittoresca ed emozionante, alla quale le persone si relazionano con gli occhi sognanti dei bambini che vogliono vivere un’esperienza così, ma si devono rassegnare a guardare qualcun altro in uno schermo che la vive per loro.

Detta così suona un po’ triste, eppure fino a poco tempo fa tutti, me compreso, non avrebbero osato accusare il film di Mary Poppins di non essere all’altezza delle aspettative o abbastanza coinvolgente.

Anzi, sono sicuro che se qualcuno si fosse preso la briga di annotare le reazioni di quelli che hanno visto il film (faccio fatica a credere che qualcuno non l’abbia visto), avrebbe riempito bobine e bobine di emozioni forti, di cuori che si sciolgono, di paresi facciali che si stampano sul viso quando siamo felici e non riusciamo a nasconderlo.

Tutte, o quasi tutte, frutto delle azioni del Signor Banks, che con un poco di zucchero salva sé stesso da una vita infelice, la vita della sua famiglia e anche un po’ la nostra.

Digressioni su Mary Poppins a parte, ho pensato che non fosse male utilizzare il personaggio creato da Pamela Lyndon Travers per introdurre una campagna che ha avuto la capacità di accendere gli stessi interruttori emotivi dei classici Disney di quando ero più piccolo.

Prima di rivelare i dettagli, mi piacerebbe però rispondere alla domanda con la quale ho deciso di iniziare l’articolo (mi aspetto che lo facciate anche voi, prima o poi). Se potessi scegliere, mi piacerebbe vivere in un quadro del Caravaggio, o in uno di Magritte, ad esempio L’Impero delle Luci.

Se invece voleste vivere in un quadro di Dalì, sappiate che probabilmente il vostro sogno potrebbe trasformarsi in realtà. Sì, perché qualche tempo fa Samsung ha presentato Dreams of Dalì (Leone d’oro ‘Interactive video’ nella categoria Cyber a Cannes), un video a 360 gradi nel quale lo spettatore può entrare letteralmente nel quadro ‘Reminiscenza Archeologica dell’Angelus di Millet’, esplorarlo in lungo e largo e di tanto in tanto fare la conoscenza di personaggi ed elementi celebri di altre opere del genio spagnolo.

Per vivere l’esperienza VR in prima persona, è necessario recarsi al Museo dedicato a Dalì che si trova a San Pietroburgo, in Florida, o vedere il video a 360 gradi caricato su YouTube.

Nell’ultimo articolo che ho scritto parlavo di visual trend e storytelling e di come nel 2016 uno dei leitmotiv fosse la realizzazione di contenuti virtuali che abilitassero le persone a vivere un’esperienza di una realtà diversa dalla loro, indossando semplicemente un paio di occhiali speciali. L’idea di entrare all’interno di una realtà, anziché guardarla e basta, è sconvolgente.

Non ci si abitua facilmente a una cosa così, anche se recentemente i casi di brand che utilizzano questo tipo di tecnologia nelle loro campagne stanno diventando sempre più numerosi.

È innegabile che ci sia un mercato da riempire e che il pubblico non vedi l’ora di essere circondato da contenuti (a basso costo) che consentano loro di abbandonare una realtà che conoscono bene, anche per pochi secondi, in favore di una che è totalmente sconosciuta.

Si tratta di contenuti che non hanno nulla a che fare con quelli prodotti finora: articoli, immagini, pur nella loro migliore veste, stanno cedendo il passo a qualcosa di non annoverabile tra le cose già viste o già lette.

Pensateci: l’idea che i film al cinema diano la possibilità alle persone di far parte del cast e di esplorare l’universo mostrato nella pellicola, non è pazzesca? Ognuno avrebbe la possibilità di vedere il film con occhi diversi, girare lo sguardo e scoprire dettagli sfuggiti a qualcun altro. In un mondo, quello dell’entertainment, che probabilmente è uno dei più frivoli tra quelli in cui la realtà virtuale potrebbe essere applicata. Pensate alle applicazioni mediche, ad esempio.

Non si tratta di fantascienza. In un momento storico come questo, dove Marte non è più così lontano, siamo per essere immersi in un gigantesco mondo che non conosciamo: la cosa può atterrirci, come un po’ tutto quello che è rappresentato dall’ignoto, ma il modo di raccontare le storie si sta evolvendo e corre veloce in linea retta verso il futuro. Noi non possiamo far altro che tenere il passo.

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